LETTERA APERTA AGLI AMICI UFFICIALI EX ALLIEVI DEL 54° CORSO AUC di ASCOLI PICENO …
Eccomi di nuovo
Cara Compagnia,
la più bella che ci sia…
come da consolidata abitudine spetta a me, purtroppo ancora a me medesimo, fare alcune riflessioni goliardiche, ma non del tutto, su questo sesto incontro consecutivo a cui tutti noi ci siamo affezionati.
Lo conferma la nostra “bella” presenza.
Evidentemente…
Ø Lo spirito di corpo non ci ha ancora abbandonato;
Ø La voglia di vederci ciclicamente è significativa;
Ø La voglia di raccontarci con semplicità, con sincerità, con sentimento è indice di convinta amicizia.
Devo confessare tuttavia che non mi è sfuggito un particolare forte, a dimostrazione comunque dell’elevato tasso di lungimiranza e sensibilità che conferisce valore intrinseco a questo gruppo.
Si parla sempre di più di ricordi, di sogni, di immagini scolpite negli occhi… e sempre meno di quei dettagli intimi che, in effetti finirebbero per gratificare solo quei pochi di noi masculi che ce l’hanno ancora tendenzialmente duro!
L’argomento è in sostanza opportunamente accantonato per evitare di creare eventuali e probabili situazioni di disagio che una volta non avevano ragione di sussistere.
In compenso è migliorato lo spirito d’adattamento…
La risposta la trovate nel mio abbigliamento.
Mica sono diventato scemo del tutto!
So che mi manca il fucile, ma di sparare non sono più capace!
E poi c’è già troppa gente che spara …chi pallottole, chi cazzate!
Il mio abbigliamento altro non è che la risposta alle disposizioni impartite.
Gli organizzatori di questa magnifica festa lagunare avevano chiaramente raccomandato di munirsi di una dotazione minima.
Come vedete, un abbigliamento sobrio, non eccentrico, che passa inosservato, adeguato per affrontare diverse opzioni strategiche:
la n° 1 = acqua bassa cod. AB
la n° 2 = acqua alta cod. AA
la n° 3 = acqua molto alta cod. AMA
Tutto qui…
Però, visto che ormai non verrebbe compromesso questo incontro, mi permetto di rivelarvi un gustoso retroscena.
Vi faccio una confidenza, a dimostrazione che a volte certe situazioni vengono nascoste per favorire il successo della manifestazione.
V’era una quarta opzione…
la n° 4 = merda di piccione cod. 00
Il bombardamento biologico non è stato comunque sottovalutato dagli organizzatori, previdentemente dotatisi di una scorta di carta igienica cospicua, che sarebbe stata distribuita dalle linee di riserva, a fronte di un eventuale attacco, non solo aereo.
Inutile nascondervi la verità...
Francamente, la combinazione di una delle prime tre opzioni (acqua) con la quarta (merda), avrebbe reso improbo l’uso della carta igienica per la pulizia di ciascuna delle due facce di cui è dotato un uomo.
La verità esige schiettezza.
Da Genova a Venezia…
Da una Repubblica marinara all’altra.
E pensare che siamo, e per sempre ci vanterem d’esser, fanti.
Paradossi della vita.
Venezia
Visitarla è sempre un piacere.
Passeggiare per Venezia senza il fastidio del traffico a ruote fa bene al fisico, alla mente ed al cuore.
Un po’ meno ai piedi.
Tant’è che, per ricordare le sollecitazioni a cui sono sottoposti gli arti inferiori, in conseguenza della formazione spontanea dei calli, le vie qui sono chiamate calle.
Dicono che i veneziani, costretti dalla conformazione della loro città a muoversi a piedi, siano in miglior salute rispetto ai loro connazionali.
Socievoli e pieni di allegria.
Confermato…
Basta guardare quanto vin vien scolato.
Quanti splendidi scorci d’arte si riflettono nei canali…
Quella finestra, quel ponte, quella chiesa, quel quadro vivente, quelle gondole sulle quali i Casanova di turno giocano ancora al seduttore, cercando l’avventura galante.
E poi quanto è bello ed affascinante camminare sulle acque!
Non fosse per quell’andirivieni di vaporetti prepotenti a cui dover dar la precedenza.
Io ci ho provato a camminare sulle acque, come quel tal nostro grande amico… non il Berlusca, ma quel tal Gesù che spesso dimentichiamo di chiamare.
Evidentemente ho calzato scarpe inadatte, troppo pesanti…
Ho rischiato di affogare. E tutte le volte che affioravo a pelo d’acqua, amici miei, ho preso una serie di remate in testa da alcune persone con certe maglie a righe, probabilmente scappate da prigione. In base ai miei spostamenti lì e là, ad ogni colpo assestatomi, si ostinavano a cantare gondolì e gondolà.
Che pacche, ragazzi!
Più volte sono andato sul fondo del mare.
C’era un traffico di sommozzatori della Madonna!
Che fosse annegato qualche pesce andato a male?
Assolutamente no!
Sorpresa. Tutti alla ricerca dell’oro.
Non quello nero… quello galleggia tranquillamente.
Quello giallo.
Dovete sapere che, alla ricorrenza annuale dall’Ascensione di N.S. (per i veneziani la festa della Sensa), si rinnova lo sposalizio con il mare… dal lontano 998, quando la flotta del doge Pietro Orseolo partì per la Dalmazia per difenderla dalle incursioni di pirati Croati e di Narentani (chi li ha visti?).
Fu vittoria. Il mare diventò libero e più sicuro per i veneziani.
A bordo del Bucintoro, l’imbarcazione da parata, scomparsi i dogi, Sindaco e Patriarca di Venezia hanno dato seguito alla tradizione di gettare nelle acque antistanti la Chiesa di S. Nicolò del Lido un anello d’oro, quale segno del legame col mare.
Facendo un po’ di conti, ci sono più di mille anelli… Un fondo d’oro. Solo ora capisco perché si diceva che i Lagunari erano bagnati e fortunati!
Venezia, un sogno!
Qualcuno, credo di ricordare fosse l’eterno Napoleone, la definì “il più elegante salotto d’Europa”.
Con capolavori di Tiziano, del Tiepolo, del Tintoretto, di Lorenzo Lotto, di Canaletto ed altri ancor…
Magnificenza e ricchezza. Splendore che abbaglia.
Una città a tutti molto cara…
“Cara “ in tutti i sensi. Proibitiva, come tante altre città.
Meglio dormire sotto i ponti…
Attrezzati per i conforti di prima necessità.
Ci sono i lampioni per la sera, gli scarti turistici per sopravvivere, l’acqua corrente per lavarsi alla sveglia mattutina data dai gabbiani. Oltre al piacer di guardarsi in giro.
Questa è vita diversa.
Che stiano meglio i barboni di noi sbarbati?
No, non può essere.
Ma spesso i barboni sono più civili, rispettosi e più umani di noi che non siamo come loro ai margini, bensì inseriti dentro i confini della civiltà.
Bella civiltà questa di oggi!
Qui mi faccio serio, cari amici…
Un detto dice che il mare insegna a pregare.
Dio salvaci dalle onde matte,
uscite dai riottosi manicomi del gorgo,
coperte della loro densa bava bianca.
Dio salvaci dalle onde improvvise
che ci sbattono in faccia e ci tolgono il respiro.
Dio salvaci dalle onde minacciose
che ci assalgono vigliaccamente alle spalle
senz’ordine anche se, ahimè, con qualche comprensibile ragione.
Grazie per quel tempo che ci potrai dedicare a protezione e insegnamento,
anche se poco meritiamo.
Amici cari, la natura si ribella all’uomo perché l’uomo sta distruggendo la natura.
Uomo contro uomo, colore contro colore,
tutto e tutti contro tutti e tutto…
un disastro in parte annunciato.
Non disperiamo amici, diamo spazio alla speranza.
In tarda vecchiezza ci si avvede che tutto si riduce a poco, ma proprio a questo poco l’uomo si stringe con maggior attaccamento.
Auguriamoci che tutta quell’acqua putrida, fangosa, nera, scatenata e furiosa abbia, anche con il nostro contributo, a diventar pulita e quieta.
Ragazzi, cambiamo argomento...
Dicono che le ostriche di Venezia siano particolarmente afrodisiache.
Non tutte.
Ieri ne ho mangiato una dozzina e solo sette hanno fatto effetto!
Non so se Venezia sia la città più bella del mondo!
A mio ardito parere Venezia è da paragonare alla donna più calda del mondo.
Infatti è la città più …bagnata del mondo.
Venezia è femmina …affascinante, ammaliatrice, amabile, immensa, inimitabile, indecifrabile, contraddittoria.
Venezia è poesia, amore e seduzione;
Venezia è festa;
Venezia è carnevale;
Venezia è arte;
Venezia è cinema;
Venezia è commedia;
Grazie Venezia.
Grazie amici di esistere.
Maurizio Bertazzoni
Segue una proposta indecente …la rappresentazione in breve di una commedia in un atto unico, a scimmiottare “La Locandiera” di tal Carlo Goldoni.
L’accendiamo?.....................................
Vorrei onorare la memoria di un certo Carlo Goldoni (1707 VE – 1793 Parigi), laureato in giurisprudenza ma di fatto il più grande commediografo italiano.
Durante il suo irrequieto peregrinare sposò una conterranea di Gaudenzio Sessarego, la genovese Nicoletta Conio.
Goldoni fu autore della riforma teatrale basata essenzialmente su due aspetti specifici e gloriosi:
1°- Aspetto tecnico
Trasformazione della commedia “a soggetto”, affidata cioè all’improvvisazione di comici per lo più professionisti, a commedia intieramente scritta …un canovaccio articolato.
2°- Aspetto ideologico
La borghesia rappresentata in scena prende il sopravvento sulla irrequieta e vacillante aristocrazia.
Il cambiamento storico-politico non si è realizzato in modo indolore.
Diversi i suoi oppositori fra i quali l’abate Pietro Chiari e Carlo Gozzi. Ma numerosi anche i suoi sostenitori fra i quali il canonico Mazzocco e gli avi Narder e Pasqualotto ...
Foltissima è la produzione goldoniana.
Circa 150 le commedie composte.
Alcuni titoli:
“La vedova scaltra” … non pensateci nemmeno
“La bottega del Caffè” … ideata e composta a Mantova nel 1750
“Le baruffe chiozzotte” … valida per ogni dove
Ho scelto di rappresentare una sintesi della Commedia “La Locandiera”
Sperando che il
collega Carlo non si rivolti nella tomba…
Commedia originale in tre atti
Per l’occasione ridotta ad atto sacrilego unico.
Il Conte di Albafiorita (ora Tramontoarido) ed il Marchese di Forlipopoli (ora di Cesenatica), ospiti nella locanda di Mirandolina, si contendono il suo amore.
Il Conte, ricco, con doni preziosi.
Il Marchese, appartenente a quella parte di nobiltà decaduta e ormai con scarse risorse economiche, ci prova tentando di conquistarla con promesse di protezione.
Nella locanda è ospitato anche il Cavaliere di Ripafratta (ora di Ripafritta), un convinto misogino (disprezzator di donne) che si vanta d’essere immune al fascino femminile.
Mirandolina, risentita dal suo atteggiamento e di cotanta insensibilità, fa sfoggio delle sue arti di seduzione per farlo capitolare…
Riuscita nell’intento, al momento in cui il Cavaliere aveva superato l’avversione che aveva per la bella locandiera, innamorandosene, questa ne rifiuta l’amore, così come aveva rifiutato la corte dei due nobiluomini e concede la propria mano al cameriere della locanda, tal Fabrizio.
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Nove erano i personaggi di scena nella Commedia del grande Goldoni.
Tre, solo tre, i personaggi scenici di questa Commedia falsata dall’immenso Bertazzoni.
Corre l’anno 2005, 1 ottobre, Venezia.
Una Commedia mai provata.
Credo sia questa la vera trasposizione scenica, il mutamento forte della Commedia italiana ...
Dilettanti allo sbaraglio, costretti all’insaputa a recitare in diretta, su canovaccio sconosciuto, davanti ad un pubblico qualificato, esigente e speriamo comprensivo.
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Mi sono rifatto alla scena VIa, di cui all’atto II°.
Goldoni abbia a perdonarmi...
Legenda:
v R = Regista
v MIR = Mirandolina, la locandiera
v CAV = Cavaliere di Ripafritta
v FAB = Fabrizio, il cameriere
v R
Il Cavaliere si mostra indifferente, senza interesse alcuno per quanti lo circondano.
Senza interesse alcuno per Mirandolina, la bella locandiera.
v CAV
“Mirandolina, per compiacere al momento, tengo fame; portatemi due ova e un po’ di vino... un po’ di Borgogna. Anzi un poco di più...”.
v R
Mirandolina è visibilmente infastidita...
Il Cavaliere di Ripafritta, non male per invero, le appare rustico, sprezzante, burbero...
Scontroso come un orso < fare l’orso >
Cocciuto come un mulo < fare il mulo >
Cieco come una talpa < fare la talpa >
v MIR
“Certamente mi dispongo a servirVi egr. Cavaliere. Io sono qui proprio per servirVi umilmente e con molte attenzioni per la Vostra significativa persona. Saprei fare altro per Voi...
Il Borgogna è già vendemmiato, ma per le ova che m’avete chiesto dovete aspettare che alle galline faccia effetto la dolce Euchessina.
Senza la quale le ova verrebbero cagate sode.
Io invece ai Cavalieri le ova gliele voglio strapazzare”.
v R
Il Cavaliere preoccupato dal tanto ardire si tocca, con stile e moderazione, ma non troppo, i genitali. Mantenendo sempre distacco e sostenuta freddezza.
v CAV
“Avete il mio consenso. Strappazzatemele pure ...quelle ova.
Che volete che Vi dica, Mirandolina. L’importante è che le troviate sane, curate e saporite”.
v MIR
“Io credo signore che basterebbe odorarle …poi assaggiarle …Sapete, per sicurezza”.
v R
Il Cavaliere capisce poco e si vede!
Non intuisce che Mirandolina sta adoperandosi per mostrare di essere sensibile nei suoi confronti. Interessata alla sua persona.
v CAV
“Intanto mi bevo questo vino.
Dev’esser davvero bono.
Lo bevo a gocce, godermelo lo voglio.
Così alla testa non andrà di certo”.
v MIR
“V’assicuro mio signore, alla testa non può andare. La testa bisogna averla …e anche li occhi servono.
Vi domando scusa. La mia potrebbe sembrare un’impertinenza, ma mi vien da credere che Voi siate un po’ cieco”.
v CAV
“V’assicuro, cieco io non son di certo”.
v MIR
“Cieco forse no …ma un poco culo sì!
Mi si perdoni il tanto ardire, ma tutti per me sembrano impazzire.
Marchesi, Conti e servitori…
Con Vostra licenza signore, volete che me ne vada e più non torni?”.
v R
Il Cavaliere si sente confuso, cede visibilmente…
Ai suoi occhi la locandiera appare ora onorata.
v CAV
“Ma che dite nobil donna. Or vi vedo…
Beviam un bicchiere insieme.
Gli indugi rompiamo, fatevi dire : Vi amo.
Par di sentir al petto una scossa, un raggio ha reso la mente sapiente, il pensiero è affannoso …non sarò più per Voi il bel tenebroso ”.
v MIR
“Finalmente!
La sacra bellezza non Vi è sfuggita.
Le vostre mani cupide premeranno i miei seni turgidi.
Come abili ginnasti confonderem le nostre membra.
Sarò rapita mio signore …e brinderem.
Viva Bacco e viva Amore,
l’uno e l’altro ci consola.
Uno passa per la gola,
l’altro va dagli occhi al cuore.
Bevete pur il vin …mio signore.
Dimenticavo: qualora ancor lo vogliate
le ova le zee tsa cote,
l’è gnuda l’ora de magnarle”.
v MIR (rivolgendosi direttamente al pubblico)
“Dovete sapere che quanti arrivano a questa locanda di me s’innamorano, fanno i cascamorti.
Si esibiscono di sposarmi addirittura. E se qualche forestiero si dimostra rustico ed insensibile io lo faccio cadere.
A costo di mostrare il mio sedere.
Io, io con questi “duri” mi ci metto di picca…
Quei che mi corrono dietro presto mi annoiano.
Tutto il mio piacere consiste nel vedermi corteggiata, adorata ed al fin servita…e di far funzionare la mia locanda”.
v MIR (ritornando in scena)
“Torniamo a noi, signore…
ci ho ripensato.
Ma qual Conti, Marchesi e Cavalieri
Qui c’è vole un omo vero,
un omo forte…
qui c’è vole un ufficiale,
grossa testa e poche bale!
v R
Fabrizio, il cameriere della locanda, capisce di essere l’uomo indicato da Mirandolina. A dimostrazione di un amore ricambiato, interviene per offrire alla Padrona tutto il suo avere: un bicchiere d’acqua.
v FAB
“Per servirVi”.
v CAV
“A proposito. Vi è quel tal cameriere, uomo di bassa lega, tal Fabrizio …parmi che Voi Mirandolina lo vediate di buon occhio.
Cospetto di bacco!
Or che ho ceduto alla bellezza Vostra ...sono stato fregato.
Non ho potuto nemmen toccarVi con un dito”.
v MIR
“Mi piace l’arrosto…
del fumo non so che farne.
Fabrizio a me…
La mia scelta è caduta su di Voi.
Intendetemi: mi servirete al meglio, non dovrete lagnarvi mai, dovrete essere tenero nei momenti duri e dovrete essere duro nei momenti teneri.
Ditemi che così volete!”.
v FAB
“Così voglio.
Avermi scelto dimostra che siete una buongustaia.
Andiam mia signora,
la commedia è finita,
sarò Vostro per tutta la vita”.
v R (rivolgendosi al pubblico)
“La morale cari amici è …più di una.
Ma quella che stasera estraggo è questa:
in questo tempo reo,
con Voi amici di lontano Corso,
il libro della vita è sempre aperto
e ogni pagina è imprevedibile”.
Maurizio Bertazzoni e Mirandolina.